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Brazilian Style: moda, stile e atmosfere dal Brasile

 
Elisa
17 dicembre 2011
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E’ il paese di Gabriela, la mulatta dalla pelle color cannella e dal profumo di garofano, raccontata da Jorge Amado e immersa nell’incanto dello Stato di Bahia. Le sue spiagge sono percorse da una ragazza, quella di Ipanema, cantata da Vinicius de Moraes  e da Antonio Carlos Jobim. E’ la garota che  cammina con la pelle dorata dal sole: incanta chi la guarda passare, ma lei sembra non accorgersi di nessuno, al di fuori di se stessa.

E ancora è abitato da donne capaci di  lasciare dietro di sè, un’infinita nostalgia o saudade che impedisce, a chi le ha perse, di ritrovare felicità e bellezza, dopo che sono andate. Questo è quello che esprime Tom Jobim, con la sua Chega de Saudade. E in luogo d’incanto come questo, con le sue donne  e le sue atmosfere e i suoi sapori, la moda e lo stile  non possono che trionfare. E, se tutto questo vi ammalia, dovreste sfogliare il volume fotografico Brazilian Style (208 pagine, 65 USD),  edito da Assouline e curato dal giornalista di W magazine, Armand Limnander.

Troverete al suo interno, per soffermarci sul “nostro tema”, scatti che raccontano della moda, del design e delle donne del Brasile come Carmen Miranda, l’attrice Sonia Braga, fino ad arrivare alle donne che ballano a ritmo di samba, durante il Carnevale di Rio e a Gisele Bündchen: la modella viene immortalata mentre è seduta, sulla spiaggia bianchissima, con i capelli al vento.

E’ così che le spiagge del Brasile sono poi diventate lo sfondo per gli scatti delle modelle di Victoria’s Secret, della chirurgia estetica e di molti luoghi comuni; ma la sua autenticità si ritrova tra le immagini del volume. E la sua autenticità è sospesa tra il passato ed il presente: quello del fashion designer Francisco Costa, della surfista Maya Gabeira, dello chef del D.O.M. di San Paulo Alex Atala e dei writers, ovvero artisti che realizzano murales, Os Gemeos.

Non manca, naturalmente, il lato buio, quello della miseria, delle favelas, dei traffici di droga e delle armi.

Voi sfogliate pure il volume e lasciatevi, per una volta sedurre dal canto di Ossanha e dalle sue malie d’amore, cantate nel disco Afro-sambas del 1966 di Vinicius de Moraes e Baden Powell.

Fonte: d.repubblica.it

 

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