Lo shopping compulsivo, parte seconda

di La Redazione Commenta

Abbiamo iniziato ieri a parlare dello shopping compulsivo… Il rito dello shopping produce sempre un senso di benessere immediato su di noi. Ed è normale sentirsi euforiche tra gli espositori e appagate all’uscita del negozio, con  i sacchetti dei nuovi acquisti da sistemare nel guardaroba.

Ma mettiamo che quell’euforia si consumi subito per lasciare posto ad un senso di vuoto… Che tenteremo di colmare altro shopping, per ripetere questo meccanismo in continuazione, dipendendo da esso per tentare di stare bene, almeno per un pò. E finiremo per sostituire le nostre cose a noi, l’apparenza a quello che davvero siamo e col tentare di anestetizzare  le sensazioni di dolore o tristezza con il momento (continuamente ripetuto) dell’acquisto.

Questa è una dipendenza, non molto diversa da quella dall’alcol, ad esempio: pensate alla sensazione del risveglio dopo una brutta sbronza di quelle “per dimenticare”: ci si sveglia intorpiditi, con un dolore ancora più acuto. Ma se questo diventa insopportabile, si beve di nuovo per cercare di insabbiarlo e  il bere diventa un pensiero fisso, a questo punto si è alcolizzati.

La dipendenza da shopping e dall’accumulo di cose che non ci servono non è differente: nel primo caso a rimetterci sarà il nostro corpo, nel secondo caso il conto in banca. Ma in entrambi i casi è la nostra psiche che soffriva e continua a soffrire. E la perdita di controllo derivata dal desiderio di provare piacere, sarà sempre seguita da depressione, disillusione, vergogna e senso di colpa. E le  conseguenze della dipendenza si riscontreranno a livello emotivo, sociale, lavorativo.

Certo è che non sempre è facile tracciare la differenza tra uno shopping “sano”, seppure abbondante e certo fonte di piacere, e uno “compulsivo” . Eppure si può riconoscere un comportamento patologico, quando si inizia ad avvertire un forte disagio, ci si rende conto di vedere nell’acquisto l’unico momento di felicità e  l’unico modo per provare emozioni che altrimenti non sappiamo nè provare nè esprimere, quando di fronte agli altri che ci fanno notare la nostra ossessione, iniziamo ad accampare scuse…

Questa poi, può essere solo la punta dell’iceberg, alla base della quale c’è un disagio molto più profondo e, in questo caso, sarebbe il caso di prendere in considerazione l’idea di trattare il problema attraverso la psicoterapia indivduale o di gruppo, il counseling specifico per lo shopping compulsivo o gruppi di aiuto-aiuto, a seconda del caso e della gravità della situazione.

 

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