Shopaholic, la crisi cambia le donne

di La Redazione Commenta

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Sono finiti i tempi in cui le donne potevano definirsi “shopaolic“, ovvero maniache dello shopping. Ogni donna prova una sensazione di orgoglio e soddisfazione mentre stringe il proprio ultimo acquisto, specialmente se desiderato da tempo. La donna è  meticolosa ed ama passare le ore nei negozi a provare e riprovare i capi che più le piacciono. Lo shopping é utile a molte persone per distrarsi dal lavoro quotidiano o per in qualche modo, rallegrarsi. L’uomo, a differenza delle donne, entra ed esce in poco tempo e a volte si annoia ad accompagnare la propria donzella.

Ma la crisi ha costretto l’universo femminile a rimodulare le proprie tendenze e abitudini. Con la crescente crisi sono in aumento le famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese, ma una percentuale così alta (94% rilevato da un’indagine promossa dal Forum ANIA Consumatori) non era prevedibile. Le donne di oggi lavorano, spendono e contribuiscono ai bisogni delle famiglie. Per questa ragione, in periodi di austerità sono costrette a fare qualche rinuncia, senza nessun rammarico.

 

Lo shopping è un piacere che spesso, soprattutto la donna, si concede per gratificare se stessa, come fosse un toccasana. Qunate volte siamo state giù di morale e abbiamo deciso di fare un giro in centro? Siamo tornate a casa con la nostra borsa preferita, un maglioncino, un collier, oppure un semplice bagnoschiuma o un originale rossetto. Basta poco per far tornare il sorriso! Fin qui nulla di grave, infatti finché l’acquisto si limita al puro gusto di ottenere qualcosa che ci piace e in più ci fa stare anche meglio, ben venga. Lo shopping quindi è solitamente considerato un’attività ricreazionale di natura psicologica. Le cose cambiano però quando al puro piacere si sostituiscono la ricerca di emozioni, sensazioni e sentimenti di benessere eccessivi e lo shopping diviene una valvola di sfogo quasi patologica.

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